Guardo fuori dalla finestra per poter ascoltare meglio il baccano del mondo.
Il rumore di alcuni bambini che giocano attira la mia attenzione.
Che belli!!! Piccole anime candide e pure che si divertono e sono felici di essere al mondo...
La mia anima invece è nera come la pece. Non potrò mai cancellare quella macchia indelebile che mi porto addosso.
Ma non è colpa mia, in fondo sei tu che hai voluto tutto questo, sei tu che mi hai costretta a tutto ciò!
Sento la mia mano che cede e lascia cadere l’oggetto che ho in mano. Produce uno strano rumore attutito dal pavimento ricoperto di moquette.
Chi se ne importa...
Sento il rumore di una sirena, sembra che si stia dirigendo qui.
Non mi importa nemmeno di questo, ho altro a cui pensare. Penso a te e a ciò che mi hai costretta a fare. Io, davvero, non volevo arrivare a questo ma quando quello parole sono uscite dalla tua bocca io...
Un rumore assordante interrompe i miei pensieri. Qualcuno a sfondato la porta ed è entrato in casa. Mi volto lentamente, penso sia il primo movimento volontario che faccio da un ora a questa parte, mi volto e vedo un poliziotto che mi punta contro una pistola e mi urla
“MANI IN ALTO, NON SI MUOVA!!”
Io lo guardo e penso – Perché dovrei muovermi? Sto così bene nella mia immaginaria oasi di pace, non rompere! Vattene! –
Entrano altri due poliziotti sempre con le pistole spianate mentre un quarto che non avevo visto entrare esce dalla stanza adiacente a quella dove ci troviamo e dice
“ E’ morto...”
Io sorrido.
Si guardano e poi guardano me, si fanno un cenno con la testa. Cominciano ad avvicinarsi lentamente intimandomi di alzare le braccia.
Io mi guardo le mie mani e vedo che sono ricoperte di sangue...per fortuna non ho macchiato la moquette, ci sarebbe voluta una vita a ripulirla.
Allungo le mani insanguinate verso il poliziotto che è entrato per primo e mi lascio ammanettare. Mentre mi portano via passiamo davanti alla stanza dal quale è uscito il poliziotto che non avevo visto entrare e vedo il tuo corpo insanguinato che ricopre il letto. Rido.
Il poliziotto innervosito dalla mia risata stringe la presa sui miei polsi ammanettati facendomi male.
Mi volto per farlelo notare e il mio sguardo incontra la finestra dove mi trovavo fino a pochi minuti fa. Per terra, sotto la finestra, c’è un coltello insanguinato che viene illuminato dal sole.
Allora mi sale un groppo in gola ed escano
“ Cazzo ho macchiato la moquette!!”