Writer's Heaven [FanFictions Forum]

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Libro senza nome
view post Posted on 26/5/2009, 18:30Quote
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Titolo: non c'è diciamo che devo ancora deciderlo
Ambientazione:da prima sulla terra, poi nella vastità dell'universo
Rating:Verde
Genere:racconto fantascientifico umoristico
Riassunto: avventure di un uomo medio che si deve confrontare con i problemi di tutti e giorni e ,sì perchè no, con un viaggio interstellare in compagnia di varie strane creature



Giaccio. Nessun altro verbo descrive altrettanto attentamente la mia condizione attuale. Semplicemente giaccio. Un colpo di pistola in pieno stomaco. Molto, moltissimo dolore. Ma come ci sono arrivato a questo? Io che fino a due settimane fa neanche avevo mai fatto a botte nella mi vita. Meglio fare un passo indietro no? Tutto inizio quel giovedì quando...”. Poso il libro; li odio gli inizi in medias res; cioè non fraintendetemi sono dei buoni punti di inizio, appassionanti e quant'altro ma oggigiorno sono decisamente abusati. Specialmente da libri e film d'azione. Quindi eccomi qui: mi presento; mi chiamo Vittorio e ,sì, questo libro non inizia in medias res. Ho quattordici anni quasi quindici oramai e me ne sto seduto sulla mia sedia, nella mia camera, nella mia casa a iniziare l' ennesimo racconto che mai finirò. Ma, d'altra parte, ognuno di noi si diverte come può no? E la mia oggi è una giornata particolarmente piatta. Ora che ci penso effettivamente sto iniziando in medias res....aahhhh vabbè in fin dei conti penso sia l'unico modo per iniziare che mi riesca veramente bene. Dicevamo, mi chiamo Vittorio e ho quattordici anni. Questo è il mio primo anno di liceo che fra due settimane sarà finito. Eppure sono stanco, cazzo se sono stanco. Tutto è iniziato il 12 luglio del '94...oops scusate l'ho presa troppo alla larga. Tutto è iniziato questo anno a setembre; io dentro un edificio mai visto prima con gente mai vista prima e con l'mp3 alle orecchie. Inizio piuttosto classico. I primi giorni li ho passati accanto a chi mi sentivo più vicino per poi scoprire che è un'idiota, ma d'altronde lo sono anche io quindi. Come sempre non ho impiegato molto tempo per socializzare; sono piuttosto bravo nel farlo e l'anno è partito. Non vi sto a parlare di tutto ciò che mi è successo finora perchè finirei solo col tediarvi e non è certo questo ciò che uno “scrittore” vuole no?
Questa era una piccola nota sull'autore messa a tradimento all'inizio del libro solo per farvela leggere. Ora inizia il nostro racconto.
Chapter one: la partenza
Quella mattina Alfred si alzò più stranito di quanto non gli fosse mai capitato svegliarsi. Fissò la radiosveglia che allegramente lo avvisava che erano le sei del mattino e la mandò a quel paese; poi si alzò. Uscì dalla camera da letto e si diresse verso la cucina; li un' improponibile fila di piatti da lavare lo attendeva nel lavandino. Semplicemnte la ignorò. Aprì il cassetto in alto a destra prese dei cereali e fece colazione; poi come un automa si avviò verso il bagno si lavò i denti , si vestì ed uscì di casa. Mentre usciva il sole lo colse in piena faccia in tutto il suo splendore; Alfred mugugnò e si diresse alla macchina. Mentre se ne stava li, pigro ed assonnato, dietro il bancone ad ascoltare di come la signora anziana che aveva davanti avesse provato a stimolare il suo povero Bubi che da ormai una settimana non riusciva più ad esprimersi fisicamente Alfred pensò a sua madre:” Non combinerai mai nulla se ora lasci la scuola” gli aveva urlato dalla veranda dela casa mentre lui dopo averle detto che lasciava l'università se ne andava verso la stazione dei bus.” Forse aveva ragione, mia madre; forse...” “Mi scusi giovanotto mi sta ascoltando?” disse la vecchia signora davanti a lui “ tenga. Fanno 14 dollari e 50” le disse mentre le porgeva uno dei più potenti lassativi in circolazione “ e come dovrei...” “ Avanti il prossimo” urlò Alfred stanco di parlare del povero Bubi costipato. Quella sera a casa sua Alfred se ne stava lì, sul suo balcone, con una sigaretta in mano ed armato di uno degli sguardi più cinici e depressi che vi capiterà di incontrare nella vostra vita, ad osservare la vita delle persone lungo la strada senza pensare assolutamente a nulla. Un'enorme bagliore balenò sulla testa dell'umanità che trascorreva la sua vita pacifica in quella strada per un attimo; poi ci fu un grande botto. Disinteressato Alfred rimase li ad osservare tutta l'enorme mandria di persone che si affollavano verso il luogo dell'impatto e dopo una breve indecisione decise che non ne valeva la pena; chiuse il terrazzo ed entrò in casa. Davanti a lui, immobile, stava una figura femminile alta all'incirca un metro e sessantotto, bionda, vestita in modo strano e completamente azzurra. Ad Alfred cadde di mano la sigaretta,ormai consunta che si spense poco dopo aver causato una piccola macchia nera nel pavimento” Alfred Almon vieni avanti” disse la strana figura ed Alfred obbedì “ Tu non appartieni a questo mondo, vieni con me””Scusami disse Alfred ma postresti spiegarmi chi sei e cosa diamine vuoi?” la figura non fiatò; si avvicinò ad alfred molto pacatamente e lo colpi con un formidalbile colpo in piena nuca facendolo svenire. Se voi foste stati in quel corridoio vi sareste sicuramente divertiti nel vedere quella figura, dalle fatezze così leggiadre, imprecare mentre trascinava l'uomo svenuto fuori dalla casa “ Alpha? Tirami fuori da qui” disse la ragazza e subito dopo lei ed Alfred svaniro con un lampo di luce. Quando il poveraccio si svegliò si trovò in una stanza dalle pareti color verde smeraldo, sdraiato sopra ciò che aveva le fattezze di un letto molto scomodo e decisamente di cattivo gusto; confuso si diresse verso quella che gli pareva una finestra e fuori di essa vide l'universo ed in lontananza un piccolo pallino verde e blu che si allontanava”Le sigarette non ci sono mai quando ne hai veramente bisogno”.Alfred gironzolò a vuoto per la stanza per un bel po' prima di riuscire ad individuare quella che gli sembrava una porta; la aprì e si trovo nello spazio bagno della camera”Noooo” disse con tono seccato prima di rimettersi a vagare per la stanza. Dopo quasi 15 minuti riuscì a trovare un pulsante rosso e brillante con sopra delle strane incisioni; c'è da sapere che Alfred non era mai spiccato per la sua perspicacia e così si decise a premerlo, cosa che qualsivoglia persona abbia mai visto un film o letto un libro d'azione non avrebbe fatto; d'improvviso Alfred sentì un forte rumore seguito da un leggere scossa e poi tutto sembrò tornare normale, così ricominciò a gironzolare per la stanza in cerca della fantomatica porta. Mentre dalla parte principale dell'astronave la ragazze azzurra, che per comodità inizieremo a chiamare col suo nome ovvero Ayla, guardava con sguardo rassegnato la navicella di salvataggio contenete Alfred che si perdeva nelle profondità dello spazio l'unica cosa che riuscì a pesare fu “Ma a me, chi mi fa fare certe cose?”poi sospirò e si lasciò cadere all'indietro sul suo mobile a forma di letto scomodo.

Edited by Writer's Heaven - 26/5/2009, 21:05

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ecco qui il capitolo n°2 se lo trovate deludente...beh cercherò di migliorare e perfavore non picchiatemi xD

Chapter two : lo strano caso
Alfred riposava sul suo scomodo letto o qualsiasi quell'oggetto fosse pensando a come fosse potuto succedere, a come lui, Alfred Almon, fosse potuto finire nello spazio, a come una giornata normale fosse divenuta così strana, a perchè proprio lui.Insomma pensava a molte cose, forse anche troppe per una sola mente in un solo momento. I suoi pensieri furono interroti da una forte scossa che pervase tutta la navicella. Alfred, incuriosito si affacciò all'oblo e vide di fronte a se una distesa dal colore arancione, brulla e vuota. Pensò dapprima di essere nel campo di grano di suo zio Fred, uomo noto nella sua famiglia per la sua incapicità di far crescere qualsivoglia frutto o ortaggio in un campo, poi si ricordò che non era sulla terra e cercò quindi di dedurre dove si trovasse. Dopo quasi due ore di deduzione l'opzione più plausibile restava il campo dello zio Fred. Infine Alfred decise di uscire, d' altronde mi pare di avervi già appuntato riguardo alla sua ingenuità ed inesperienza no?, e fu fortunato. Il pianeta sul quale era atterrato aveva un'atmosfera respirabile, quindi Alfred iniziò a girovagare. Intanto sull'astronave Ayla si stava svegliando, per la precisione si stava godendo quei pochi secondi nei quali durante la mattina non si è consci di quello che ci è successo o che ci deve succedere, poi la realtà dei fatti si abbatté su di lei come un'aquila su un furetto. Si alzò, si lavò e si diresse dul ponte della nave. Li un omaccione alto sui due metri e venti e completamente grigio la salutò “ Buongiorno Ayla”
“ Cosa c'è di buono Mazi?” sbottò lei in tutta risposta
“ Non è colpa tua sei il terreste è scappato. È semplicemente un'idiota...cosa pretendevi?”
“Taci e dimmi piuttosto dove si è schiantata la navicella?”
“Antalox VI”
“Siamo a cavallo” disse lei con sarcasmo.
Erano passate tre ore e l'arancione era decisamente il colore che Alfred odiava di più al mondo oramai. Era perso, completamente disperso in mezzo ad un infinito deserto arancione e non sapeva dove andare, per di più non aveva ancora cenato.
“MERDA” urlò furioso iniziando a correre verso quello che supponeva essere il nord.

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ok qui c'è l'appena ultimato terzo capitolo ma mi pare di aver un po' appesantito il libro...mmm voi cosa ne dite? mi aspetto la critica di nixegram se non mi recenZisce mi offendo xD



Chapter three: slavery
Si dice che le condizioni estreme facciano uscire il meglio delle persone, le stimolino a dare il meglio di se stesse. In effetti queste affermazioni sono corrette,ma lo sono se riferite a persone. Alfred non era una persona; era più che altro un bambino troppo cresciuto per molti aspetti ed un anziano signore troppo giovane per altri. Perciò quando fu li, immancabilmente solo,decisamente perso e incredibilmente stanco, non diede il meglio di se; al contrario si sdraiò per terra a fissare il cielo nero e tutte le piccole stelle che lo popolavano con un solo,unico, pensiero in testa:”Diamine”.
Mazi e Ayla sedevano di fronte, separati da un tavolino, nel ponte della nave.
“Sarà rischioso” disse Mazi
Ayla lo squadrò: un alieno alto due metri e venti, del peso di trecento chili di pura muscolatura, e si chiese come potesse tale creatura trovare qualsiasi cosa “dura”
“Ayla” la richiamò all'attenzione lui
“Si scusa...pensavo” rispose lei distratta; poi facendosi più seria chiese:
“Qual'è il piano”
“Non c'è nessun piano, proprio per questo sarà dura. Non possiamo ragionare con quelle creature dobbiamo solo scendere, prendere l'idiota e pregare Thali di riuscire a tornare in tempo sull'astronave.” rispose lui.
“Qwerxi zon frez umi?” chiese quella che sembrava l'imitazione malvenuta di un bruco giallo al suo compare.
L'altro che era invece più simile ad una mantide monca rispose “xexi xexi tusxz” e tutto suonò così ovvio a Alfred che girandosi di lato rispose: “ No grazie mamma niente cereali”. I due se lo caricarono sulle spalle e lo portarono via.
Quando si svegliò Alfred era completamente nudo in una gabbia per criceti con tanto di ruota e abbeveratoio. Dall'altro lato del vetro una miriade di insetti dalla grandezza umana dalle forme più svariate, dai bruchi gialli alle locuste grigie, lo osservavano e ascoltavano il bruco e la mantide di prima descrivere le qualità e la pulizia di Alfred; un po' come se fosse un cucciolo. Alfred si guardò, poi guardò fuori, poi si guardò di nuovo e alla fine decise che non avrebbe potuto fare niente e che sarebbe stato meglio approfittarne e così si mise a fare qualche giretto sulla sua ruota da criceto viola. Una delle locuste rosse alzò la mano e urlò qualcosa che ad Alfred suonò più o meno come “ Uganda farro gel telefono pennascia chiavi”. Alfred la fisso perplesso, perse la concentrazione e fini di faccia sulla ruota da criceto che intanto continuava a girare causando l'ilarità generale, o almeno supponeva che quei versi grotteschi fossero risate.
L' astronave color argento si posò sulla sabbia arancione accanto alla navicella di salvataggio schiantata e Mazi ed Ayla scesero
“Alfred?” chiamò lei dal fuori della navicella, poi non sentendosi rispondere riprovò:
“Alfred?” nulla.
“Alfred!” urlò spazientita, ma cercando ancora di contenersi; ma dopo altri cinque minuti senza risposta Ayla decise che trattenersi era inutile. Spalancò la porta e urlò a pieni polmoni:” Brutto idiota celebroleso fatti vedere!”.
Si sentì decisamente stupida appena aprì la porta e vide che la navicella era vuota; subito dopo la sensazione di stupidità lasciò il posto alla rabbia furente. Ayla prese fuoco e si girò verso Mazi urlando e sbraitando in quello che, ad un orecchio poco allenato, sarebbe potuto sembrare sardo; poi i due salirono sull'astronave e decollarono.
Alfred intanto aveva un bellissimo collare di pelle nera legato al collo e, ancora nudo, veniva portato a spasso per la città dal suo nuovo padrone mentre guardava con nostalgia l'enorme ruota da criceto che avrebbe voluto nel proprio soggiorno. Non ancora pienamente conscio della sua situazione, Alfred camminava tranquillo, quasi incurante del collare con scritto: “Rupi” che aveva al collo.

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ed ecco il quarto sudatissimo capitolo. Scusate se procedo a rilento ma non riesco a scrivere quando voglio devo aspettare quella smorfiosa dell'ispirazione; chiedo nuovamente venia per il ritardo


Chapter four: destiny
Alfred gironzorellava tutto allegro per le vie della città sentendosi ogni tanto tirare all'indietro con forza, segno che doveva rallentare. Il nostro “eroe” si era ormai del tutto abituato all'idea dell'essere un cucciolo,tanto che camminava a quattro zampe, risultando così ancora più goffo e stupido di quanto non fosse in realtà. Dopo una buona mezz'ora di cammino lui e la locusta che lo teneva al guinzaglio arrivarono allo spazioporto della città; e li la vide: alta intorno al metro e settanta, carnagione chiara, capelli rossi, leggere lentiggini accanto al naso e sulle guance, occhi del colore del mare ed un fisico semplicemente perfetto. Alfred rimase fermo a fissarla per qualche secondo; anche lei era legata, ma non da un guinzaglio, bensì da un paio di manette collegate da una catena che le stringevano le caviglie “Sesso” fu l'unica cosa che Alfred fu in grado di pensare. I suoi pensieri furono interrotti dall'ennesimo strattne al collare; Alfred si voltò e fissò la locusta rossa che, sbavando, gli urlava qualcosa. Si alzò. “Scusa” disse al suo padrone e lo colpì in piena faccia con un pugno. La locusta cadde urlando ed emettendo strani versi striduli; intanto Alfred si diresse dalla ragazza la quale, insieme a metà dello spazioporto, lo fissava con uno sguardo fra l'incredulo ed il preoccupato. Alfred allora si atteggiò a gran playboy, pensando che lo sguardo della ragazza fosse provocato dalle sue nudezze, senza accorgersi dei due robot da guardia che lo stavano per afferrare da dietro. “ Ciao come tiofff!”
“Sei sotto arresto schiavo” urlò una voce metallica. I due robot lo alzarono e lo riportarono dalla locusta che prima lo colpì e poi urlò qualcosa nella sua incomprensibile lngua.
Ayla e Mazi sorvolavano il pianeta chiedendosi in quale delle tre grandi metropoli fosse potuto finire l'idiota, quando un rumore molto simile al “bip” di un camin che fa retromarcia si sparse nella cabina di pilotaggio
“Essex trou foc” disse la voce dall'altra parte del trasmettitore; il traduttore che Ayla e Mazi portavano all'orecchio tradusse la frase in “identificatevi prego”.
“Qui Ayla Livd richiedo permesso di atterraggio” rispose lei tranquilla
“Che merci portate?” chiese allora l'impiegato dello spazioporto
“Nessuna”
“Allora perchè dovrei farvi atterrare?”
La frase suonò quasi logica ad Ayla per qualche secondo, poi scosse la testa
“Siamo alla ricerca di...”si interruppe, non era mai stata brava a mentire
“schiavi” le suggerì Mazi da dietro
“Ah sì ecco! Siamo alla ricerca di schiavi,sì, proprio così schiavi. Siamo degli schiavsti alla ricerc...”
“Quello che la mia compagna intendeva è che siamo interessati alla compravendita di schiavi” . L'intervento di Mazi fu tempestivo.
“Ah si ok atterrate” rispose l'impiegato improvvisamente svogliato mentre pensava “ mai nulla di nuovo aaaah che noia”
L'astronave atterrò e i due scesero; Ayla ringrazio Mazi che l'aveva fermata prima che si infervorasse troppo e si rendesse ridicola, poi si diressero verso il mercato.
La prigione era fredda, grigia e buia(sapete il tipico stile far west). Alfred sedeva su di una panca di pietra, vestito da galeotto e si chiedeva come era potuto succedere, in fin dei conti aveva solo picchiato una locusta e sulla terra cioè non era reato. Alfred se ne stava li assorto nei suoi pensieri quando il cellerino aprì la sua cella e lanciò dentro qualcuno, poi richiuse. Alfred alzò gli occhi e li,seduta per terra a fissarlo stava la bellissima ragazza.
“ciao” disse lui imbarazzato dal profondo sguardo della ragazza.

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ecco qui un capitolo più tranquillo(piesse aspetto consigli per il nome[del libro s'intenda]...grazie^_^)



Chapter five: Rocket queen
Lei era li ferma sul pavimento, bella, quasi statuaria agli occhi di Alfred ”Quindi... come che hai detto di chiamarti?”come è solito della razza umana fare in queste situazioni, Alfred cercò di rompere il ghiaccio e, come è ancora più solito di questa razza in queste situazioni, fece la figura dell'idiota
“Non ti ho mai detto come mi chiamo” rispose lei secca; poi si alzò e si andò a sedere in un angolo della cella “Vedi di non disturbarmi, sono qui per aver ucciso diversa gente e penso che uno in più o uno in meno non farebbe molta differenza...”
Alfred sentì il sangue gelarglisi nelle vene
“No sì ma infatti, cioè mi chiamano mr muto, proprio perchè cioè non parlo mai ...cioè no sono proprio...” si interruppe quando incrociò lo sguardo della ragazza, si sdraiò sulla sua dura panca di roccia e cercò di mettersi a dormire.
“Grazie e arrivederci” rispose Ayla sorridendo ed allontanandosi dall'ennesima bancarella
“niente,non è passato nemmeno da qui”il tono della giovane aliena era seccato” e se lo lasciassimo qui od ovunque sia a morire e ce ne andassimo?”
Mazi la fissò
“Sai benissimo che non possiamo....su dirigiamoci alla terza città”. I due salirono per l'ennesima volta sulla loro astronave e decollarono verso sud.
Alfred non riusciva a dormire, passava tutto il tempo a fingere di farlo e a fissare la sua compagna di cella, per poi chiudere gli occhi di scatto ogniqualvolta si accorgeva che lei lo guardava a sua volta.
“Xetzum Cadfe” urlò il cellerrino
“Cosa ha detto?” chiese timidamente Alfred alla ragazza
“Che è ora di pranzo” rispose lei avvcinandosi alle sbarre con una ciottola in mano. Alfred fece lo stesso. Il rancio consisteva in una miscela di esserini dalla vaga forma di topi morti immersi in un liquido verde. Alfred lo guardò stranito,immerse un dito nel brodo verde e lo assaggio. Passò le successive due ore a vomitare mentre la sua coinquilina si mangiava anche la sua porzione.
“Sei nuovo eh?” chiese lei quando Alfred smise di vomitare
“Sì” rispose disse lui asciugandosi le labbra “vengo dalla terra...anche tu vero?”
“Già”il tono della ragazza si era improvvisamente fatto malinconico
“E come mai sei qui?” chiese lui sedendosi
“Ero un'astronauta, lavoravo per la NASA e la mia missione era sempolice, passare tre mesi in una stazione spaziale, la Horizon per la precisione, ma fummo attaccati da questi esseri e ,come ti ho già detto, ne uccisi molti ma non resistetti abbastanza e fui portata via mentre vedevo la mia astrinave ed i miei compagni schiantarsi sul suolo terrestre.”una sola lacrima scese dagli occhi della ragazza. Alfred fece per abbracciarla e rimediò un pugno nello stomaco; indolenzito si alzò e si rimise a sedere al suo posto.
“tu invece come ci sei finito qui?”
“Non te lo dico se prima non mi dici il tuo nome” Nel cervello di Alfred era suonata come una frase intelligente, ma dopo averla pronunciata si accorse che suonava un po' come un bambino di cinque anni che ricattava un suo amichetto per carpirne un segreto. Lei lo fisso e sospirò
“Piacere Roxane, Roxy per gli amici” si interruppe e ci pensò un attimo, poi concluse”Quindi tu chiamami Roxane”

“Intende il tizio che camminava nudo e che è stato catturato dalle robot guardie?” chiese il mercante .Ayla si passò una mano sulla faccia e con tono seccato rispose: “Sì lui”
“Ci sa dire dove è stato portato” chiese Mazi
“la” il dito rugoso e verde della cavalletta indicava una costruzione di roccia ed acciaio arroccata in cima ad un enorme masso sulla quale, splendente di un rosso fuoco, brillava la scritta: “centro ricreativo”
“ah no, mi scusi” si corresse il mercante e spostanto poco più in la il dito indicò la prigione della città
Mazi ed Ayla si congedarono con un grazie e con 500 Lyz(moneta valida in tutto l'universo, creata dopo qualche disguido, come la seconda guerra pangalattica, creato dalle diverse valute) in meno.
“Sarà facile”disse Mazi sorridendo e premendo un piccolo pulsante sul quadro dei comandi che riportava la scritta:”Laser on”.



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ed ecco il sesto capitolo..ma state continuando a leggerlo vero?-.-"
Chapter six: “badabum, big badabum”
Roxane e Alfred giacevano addormentati sulle loro panche quando la terra tremò. Ci fu una prima scossa molto violenta, ma tutto sommato rapida; poi una seconda,vigorosa e lunga. La terra emise un ruggito simile a quello di una bestia ferita ed una lunga spaccatura si aprì sul suolo sabbioso, dirigendosi minacciosamente verso la prigione. Alfred si stropicciò gli occhi e si alzò sbadigliando “Che succede” chiese a Roxy che era intenta a guardare fuori dalla finestra; lei si girò
“A terra!” urlò e si lancio su di Alfred sbattendolo al suolo, subito dopo con un poderoso “crack” la parete della si aprì in due e dietro di essa apparve l'argentea astronave, col ponte calato, ed Ayla che agitava le mani. Roxanne fece per alzarsi, ma Alfred la tenne stretta a se e la fissò intensamente.”Ti devo dire una cosa...”disse lui con un tono dolce; lei seccata gli rifilò l'ennesima gomitata nelle costole, si alzò, se lo caricò in spalla e corse verso Ayla. I quattro fuggirono rapidamente, raggiungendo l'orbita del pianeta in poco tempo.
A bordo la scena si presentava quasi comica: Mazi era al volante, ma invece della sua solita aria seria e concentrata aveva un ghigno dipinto sul volto, Roxanne si era seduta in un angolo e si stava sistemando la lunga chioma rossa, Alfred era sdraiato per terra mugolando e Ayla, dritta in piedi, lo sovrastava, con aria infuriata e col corpo interamente in fiamme.
Quando Alfred aprì gli occhi e vide Ayla completamente infiammata; non si sforzò nemmeno di dire qualcosa semplicemente li richiuse e si girò di lato, continuando a lamentarsi per la sua costola. Ayla era furente e quella reazione fu la proverbiale “goccia che fa traboccare il vaso”; iniziò ad urlare.
“Infimo essere! Anello più basso della catena alimentare! Stupida ameba sub-spaziale senza cervello! Siamo venuti per salvarti, abbiamo rischiato di scatenare una guerra e farci uccidere e tutto quello che hai saputo fare è stato rimanere lì abbracciato a quella ragazza cercando di rimorchiarla!”
Ayla era su tutte le furie ed il nostro eroe decise semplicemente di ignorarla.
“AAAAAAAH!” urlò lui quando il piedi infuocato di lei lascio un marchio sul suo fondoschiena.
Si alzò di scatto
“Pazza isterica di un' aliena! Mi hai marchiato a fuoco il piede sul culo! Fa un male diavolo!”
Ayla non capì il perchè, ma vedere Alfred urlare, con la faccia tutta rossa e tenendosi le mani sul sedere, non solo la calmò, ma la fece anche scoppiare a ridere.
Alfred si fece indicare il bagno e vi si diresse imprecando contro qualsiasi dio egli conoscesse. Intanto la risata si era diffusa su tutto il ponte dell'astronave e l'aria si era rilassata. La nave emise un piccolo “bip”, poi uno un po' più forte e poi un terzo decisamente forte. Mazi scrutò il quadro comandi ed urlò:
“Razzi!Quei pazzi ci hanno tirato due razzi dietro!”
“Dannazione” urlò Ayla “Spingi i motori al massimo”
“siamo già al massimo!”le rispose Mazi
“Fai il salto nell'iperspazio!!” urlò Alfred che tutto eccitato era tornato di corsa dal bagno appena aveva sentito la parola razzi
Maz, Ayla e Roxy si girarono immobili a fissarlo
“Che c'è?” chiese lui” In Star Wars lo fanno...”
Questa volta fu Ayla ad ignorare Alfred.
“Mazi dannazione fa qualcosa!”
“Ci sto provando!”
-Biiiiiiiiiiiiiiip-
Il rumore che segui al bip è difficile da riportare con un'onomatopeica, ma posso tentare con un qualcosa di simile ad un”skatafraboom” o cose simili. La nave prese fuoco ed inizio a precipitare, i motori in avaria ed i sistemi fuori uso.
“Ma che cazzo...voglio vendo cibo per cani io!” urlò Alfred mentre la nave procedeva a velocità impressionante nell'infinito coso.
Mazi era immobile, attaccato ai comandi e guardando al di fuori dell'astronave disse:
“Abbiamo una buona ed una brutta notizia: La buona è che ci fermeremo, la brutta e che non so se sopravviveremo” disse indicando un pianeta verso il quale l'astronave si stava dirigendo.

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allora il settimo capitolo è cattivo; leggere con cura
Chapter seven: “blue”
L'astronave continuava la sua corsa verso il suolo piroettando su se stessa come solo un esperto ballerino classico saprebbe fare; mentre all'interno tutti si aggrappavano a qualcosa ed urlavano: Ayla si teneva al sedile accanto a quello di Mazi emettendo un acutissimo “Aaaaaa”, roxy si era aggrappata ad una piccola ringhiera che divideva la parte alta del ponte e si esprimeva in un aggraziato prolungamento della frase:”ommioddio”,Mazi rimaneva fermo al suo posto, le mani salde sul volante, senza dire una parola, ed ,infine, Alfred veniva scaraventato qua e la dal vorticoso moto dell'astronave battendo ora su di un muro, ora su di un sedile. La picchiata durò cinque minuti poi l'astronave entrò nell'atmosfera del pianeta, prendendo fuoco per la grande velocità. Alfred , che intanto era riuscito ad aggrapparsi ad Ayla, lanciò uno sguardo fuori dallo schermo frontale dell'astronave e vide un'immensa distesa blu stagliarsi di fronte a lui”ma cosa diav..” fece per dire quando l'artistico tuffo della nave lo interruppe con un potente “ciaff”. Il veicolo continuo la sua veloce discesa anche sott'acqua finendo poi incagliata sul fondale; a più di mille metri dalla superficie. L'interno dell'astronave brillava della rossa luce emessa dal sistema di emergenza che si era attivato subito dopo lo schianto sul fondale, i nostri eroi giacevano tutti in ordine sparso sul pavimento del ponte, tutti tranne Alfred che era attaccato ad una porta come un geco su...beh su una porta. Il primo ad alzarsi fu Mazi, il quale senza dare segni di dolore si precipitò su Ayla che giaceva priva di sensi vicino alla parte alta del ponte; le diede un leggerissimo schiaffetto in faccia, attento a dosare la forza onde non romperle la mascella, ma lei non dava nessuna risposta, il suo viso ancora rosso del torpore della vita sembrava divenire pian piano sempre più bianco. Mazi allora si alzò di scatto e corse verso il muro orientale del ponte premendo un grosso pulsante rosso, non accadde nulla. Lo premette più volte ma senza risultato, allora in preda all'ira scorticò un pezzo di muro, rivelando così un cantuccio segreto, dal quale prese una cassetta rossa. Quando Roxanne si sveglio vide il gigante grigio chino su Ayla che le agitava intorno uno strano oggetto metallico, incuriosita si avvicinò e chiese cosa stesse succedendo, ma Mazi non rispose, si limitò a continuare a muovere lo strano oggetto fissandolo con aria preoccupata. Dopo qualche minuti Mazi iniziò ad urlare, ricolmo di rabbia, e scaraventò l'oggetto contro un muro; Ayla giaceva di fronte a lui, il suo petto sembrava muoversi appena
“Aiutami!” urlò Mazi a Roxy”Il diagnosticatore è rotto, cosa succede ad Ayla?” aveva un tono ansioso e preoccupato allo stesso tempo e continuava a fissare Roxy scosso da forti tremori lei si avvicinò in tutta fretta, cercando di rievocare i tempi della scuola militare
“Temo sia in arresto cardiaco” disse ed iniziò ad eseguire un massagio cardiaco sul corpo privo di vita dell'aliena blu
“Cosa diamine fai?”disse Mazi rabbioso”Non ti ho chieso di picchiarla ma di curarla!”
“Lo sto facendo!” gli rispose Roxy ringhiando.
Mazi si fece dietro con uno sguardo preoccupato.
Roxy profuse tutto il suo impegno nel massaggio, ma Ayla restava immobile, il suo petto non si muoveva più. Roxanne rimase piegata sull'aliena per quasi cinque minuti imprecando e applicando sempre più forza sul petto di quest'ultima,ma il respiro divenne sempre più flebile sino allo scomparire del tutto. Roxy si alzò si mosse verso Mazi e, ponendogli una mano sulla spalla, disse semplicemente:”mi dispiace”.
Mazi la scostò con un forte strattone quasi lanciandola contro un muro e si precipitò su Ayla. Ormai era quasi del tutto bianca, ma anche in questa condizione manteneva una bellezza semplicemente incredibile. Mazi la prese in collo si diresse verso la porta del ponte che dava sull'appartamento di Ayla entrò e se la chiuse dietro.

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l'ottavo capitolo mi sa che scorre un po' lento...anzi mi sa che fa proprio schifo, ma mi serviva per andare avanti>_>
Chapter eight: “Rialzarsi”
Roxanne sedeva in un angolo singhiozzando quando Alfred si svegliò; con una certa fatica si stacco dalla porta nella quale si era schiantato durante la picchiata, aveva un braccio rotto. Se ne accorse. Urlò, ma vedendo il viso rosso di Roxy ed i suoi occhi gonfi di lacrime si atteggiò a supermacho e, mostrando una certa stoicità, disse:
“Non è nulla. Tranquilla sto bene” lei lo guardò ed indico la stanza di Ayla. Lui vi si diresse con uno sguardo interrogativo,mentre dentro di lui una strana sensazione, come un gigantesco stormo di farfalle impazzite iniziava a farsi strada. Aprì la porta.
L'atmosfera nella stanza era surreale, sembrava che non vi fosse neppure aria. Ayla giaceva sdraiata sul letto, composta ed immobile, e Mazi sedeva per terra accanto al letto continuando a fissarla. Una solo lacrima rigava la sua granitica guancia. Alfred si avvicinò
“Mio dio...” sussurrò, chinandosi sul corpo disteso
“Mio dio,mio dio,mio dio”accelerava la parlata ad ogni “mio dio”; poi urlò, si lasciò cadere per terra ed iniziò a piangere.
Passate tre ore. niente dava il minimo segno di voler cambiare; Alfred restava steso per terra accanto al letto di Ayla stremato e dolorante, gli occhi rossi e gonfi, Roxy era rimasta per un'ora buona rannicchiata in posizione fetale nel suo angolino, ed ora giaceva addormentata. Mazi si era alzato e rimaneva immobile a fissare la povera aliena; nei suoi occhi si leggeva una disperazione antica, come l'urlo silenzioso di mille dannati. All'improvviso Alfred si alzò, si asciugò gli occhi e, avviandosi verso il ponte dell'astronave, fece cenno a Mazi di seguirlo. Una volta li si sedette al centro e, richiamando la perduta lucidità mentale, chiamò all'attenzione i suoi compagni di viaggio
“Dove siamo?”dal suo tono era chiaro lo sforzo che stava facendo per mantenersi lucido e non abbandonarsi alla depressione;
Mazi rispose con tono distratto senza neppure guardare il suo interlocutore
“In fondo all'oceano..” i suoi occhi restavano fissi su Ayla.
Alfred si alzò e,col braccio buono, diede un fortissimo schiaffo sulla faccia de gigante grigio, rompendosi l'indice destro.
Mazi non diede segno di dolore ne' di rabbia, semplicemente squadrò Alfred per un attimo, si alzò e si diresse ai comandi dell'astronave
“Non so su quale pianeta siamo,potrei dirtelo se guardassi fuori dallo schermo, ma sono calate le barriere protettive e se le alzassi la pressione sfonderebbe il vetro e ci ucciderebbe tutti”
“Che ne sai ?” Rispose Alfred con tono di sfida, nascondendo la sua disperazione
“Sono presenti in questo settore dell'universo solamente tre pianeti oceanici;ed hanno tutti fondali profondi più di mille metri. Perciò almeno che tu non sappia come risalire senza uscire dall'astronave...”
Alfred si mostrò stranamente lucido, al punto di sembrare quasi intelligente, rispondendo:” E se fossimo soltanto finiti su fondo oceanico di un pianeta qualsiasi,magari con fondali meno profondi?”
Mazi rispose seccato
“Impossibile, in questo quadrante sono presenti solamente cinque pianeti: tre oceanici, uno deserto ed uno coperto di foreste a tal punto da avere solo piccoli laghi e falde acquifere sotterranee. Fidati,sono un biologo laureato alla Universal Science Accademy di Rofos III”
Alfred non sapeva cosa rispondere; non aveva mai sentito quell'università, ma sembrava molto prestigiosa dal nome e quindi si limitò a dire
“E quindi cosa consigli di fare? Morire qua sotto o morire la fuori?”
“Una cosa si potrebbe fare” rispose l'alieno
“Ma potremmo morire tutti nel tentativo...”
Alfred deglutì rumorosamente e fissò intensamente l'alieno; il loro gioco di sguardi fu interrotto dalla voce di Roxy,rese rauca dal pianto e dalla stanchezza
“Facciamolo.”

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